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AdWords e marchi registrati. Come richiede l’autorizzazione?

AdWords e marchio registrato
AdWords e marchio registrato

I marchi registrati e Adwords

Una delle difficoltà quando si va a preparare una campagna AdWords può essere costituita dall’esistenza, tra le parole chiave scelte nell’impostare un annuncio, di un marchio registrato.

Ciò che può accadere è che la propria campagna non viene approvata o approvata con limitazioni.

Facciamo un esempio: Ipotiziamo che un cliente proprietario di una palestra vi chiede in qualità di suoi consulenti AdWords di impostare una campagna che abbia ad oggetto uno dei suoi corsi tanto di moda e che probabilmente è un marchio registrato internazionale .

Fate le vostre brave indagini sulla search volume ed altro, pianificate e impostate la campagna inserendo nel titolo e all’interno dell’annuncio proprio la parola in questione che identifica perfettamente il tipo di corso.

Ad un certo punto vi stupite che l’annuncio non parte o risulta “limitata”.

AdWords vi avvisa che la parola usata è un marchio registrato e pertanto per poterlo utilizzare c’è bisogno dell’autorizzazione del titolare del marchio.

Adwords vi indica anche come procedere e chi contattare mediante un proprio modulo ad hoc.

La politica dei marchi per AdWords

Si tratta di un argomento piuttosto importante e attuale visto che moltissime campagne AdWords vengono impostate proprio per agevolare il posizionamento con determinati marchi celebri e registrati, soprattutto quando i clienti inserzionisti sono rivenditori.

Google riconosce l’importanza dei marchi e dedica all’argomento una ben precisa politica sui marchi registrati.

Gli inserzionisti sono responsabili per le parole chiave e per i contenuti che scelgono di utilizzare per impostare gli annunci.

Quando Google AdWords rileva che si sta usando una keyword corrispondente ad un marchio registrato ne può limitare l’utilizzo e contestualmente avvisa l’inserzionista del problema.

Approvazione limitata dell’annuncio AdWords

Lo stato dell’annuncio si può vedere navigando nella relativa campagna e facendo clic sulla scheda Annunci per visualizzare tutti gli annunci in quella campagna determinata.

L’annuncio può risultare approvato, approvato (con limitazioni) o non approvato.

Nel caso l’annuncio risulti non approvato per l’utilizzo di un marchio si può agire nei seguenti modi:

  • Rimuovere il marchio dall’annuncio. Una volta salvato, l’annuncio verrà riesaminato e sarà pubblicato, a condizione che non vengano rilevati altri problemi relativi alle norme;
  • Correggere l’annuncio e la pagina di destinazione in conformità con la politica del rivenditore e del sito informativo (maggiori informazioni qui );
  • Richiedere l’autorizzazione al proprietario del marchio.

Come richiedere l’autorizzazione al proprietario del marchio.

Il sistema più rapido è chiedere l’autorizzazione direttamente al titolare del marchio.

Nel caso non lo si conosce AdWords mette a disposizione un modulo per poterlo contattare. Si compila il “Modulo di richiesta di autorizzazione di terze parti” .

Una volta inviato il modulo di autorizzazione, il team di supporto AdWords dovrebbe provvedere entro due giorni lavorativi.

Potrebbe accadere che il titolare del marchio, per poter concedere l’autorizzazione, richieda direttamente all’inserzionista di operare delle correzioni, per esempio alla parola chiave. 

Una volta aggiustato tutto e avvisato il proprietario del marchio, quest’ultimo darà il suo benestare e il team Google autorizzerà l’account AdWords a utilizzare il marchio.

Ciò significa che l’inserzionista potrà inviare nuovamente i propri annunci in modo che possano passare nuovamente attraverso il processo di revisione.

Requisiti richiesti ai rivenditori

Pagina di destinazione dedicata: la pagina di destinazione dell’annuncio è principalmente dedicata alla vendita (o deve comunque facilitare la vendita) dei beni o servizi corrispondenti al marchio o alla vendita di componenti, parti di ricambio o prodotti o servizi compatibili relativi ai beni o servizi corrispondenti al marchio.

In sostanza la pagina di destinazione deve fornire chiaramente un modo per acquistare il prodotto o i servizi e nel caso non sia possibile la pagina deve contenere informazioni commerciali (es. tariffe, prezzi o preventivi) sul prodotto o sui servizi.

Requisiti richiesti ai siti informativi

Pagina di destinazione dedicata: La pagina di destinazione dell’annuncio deve fornire informazioni sui prodotti o servizi corrispondenti al marchio.

E i proprietari dei marchi come possono verificare l’utilizzo del proprio marchio nell’annuncio?

AdWords ha preparato una guida per i proprietari dei marchi  nella quale si indica come:
Presentare un reclamo relativo all’utilizzo del marchio negli annunci AdWords.
Autorizzare determinati account AdWords a utilizzare il marchio in questione, compreso il proprio account o quelli di eventuali partner o società consociate.

PS: Per reclami relativi ad articoli contraffatti o a contenuti protetti da copyright esistono ulteriori norme.

Le norme editoriali di Google AdWords

norme editoriali adwords
norme editoriali adwords

Le norme editoriali di Google AdWords rappresentano una precisa filosofia editoriale che è necessario rispettare quando si imposta una campagna.

Nel nostro modo di scrivere su internet, dalle chat ai blog, siamo abituati ad usare molto spesso determinati caratteri speciali come ad esempio gli emoticons.

Inoltre molto spesso siamo abituati ad abbreviare i termini o non curarci più di tanto di refusi ed errori di ortografia dando spesso e volentieri colpa al famigerato T9.

In Google AdWords errori ortografici e caratteri speciali non sono consentiti.

Ma andiamo ad approfondire meglio la questione.

La filosofia editoriale di Google AdWords

Nel supporto di AdWords esiste un capitolo dedicato ai Requisiti Redazionali dove si indicano con esempi concreti quali errori non sono consentiti.

Gli errori possono riguardare:
– stile e ortografia
– Punteggiatura e simboli
– Lettere maiuscole
– Ripetizioni
– Spaziature non consentite

Inoltre non è possibile aggiungere il numero di telefono nel testo dell’annuncio ma in alternativa si possono utilizzare le estensioni di chiamata.

Infine, sempre lato contenuto, è necessario assicurare una determinata qualità alle immagini e ai video.

Il motivo delle norme editoriali

Le norme editoriali di AdWords sono state redatte con una particolare attenzione all’utente che vedrà il vostro annuncio. Google intende, infatti, garantire un’esperienza utente coerente e chiara e non ingannevole.

Cosa accade se si violano le norme editoriali?

Molto semplice: gli annunci non conformi alla politica non verranno mostrati.

Facciamo alcuni esempi di errori più comuni:

Dal punto di vista della grammatica: evitare errori di battitura, punteggiature esagerate tipo “Acquista ora !!!”, simboli non necessari come “&”, l’utilizzo del “+” al posto della congiunzione “e”, parole senza senso alcuno, alternanza di caratteri minuscoli e maiuscoli, parole tutte in maiuscolo, utilizzo di emoticons.

Dal punto di vista dello stile: non includere “Fai clic qui” nel tuo annuncio, non includere il numero di telefono nel testo dell’annuncio, ma utilizza un’estensione di chiamata ed inoltre gli annunci illustrati devono essere chiaramente contrassegnati con il nome di un’azienda, il logo e l’URL di visualizzazione.

Come valutare le performances di una campagna Adwords

performance adwords
performance adwords

La valutazione delle performance di una campagna Adwords è tra le attività continuative che un buon consulente AdWords deve avere tra le sue tasks operative.

Bisogna sapere cosa sta funzionando e soprattutto cosa non sta funzionando per non investire inutilmente una parte o tutto il budget destinato ad una o più campagne tramite lo stupendo strumento offerto da anni da BigG.

Le performances di una campagna Adwords sono monitorate anche dallo stesso software che offre la possibilità di mostrare determinate criticità e, addirittura, di proporre aggiustamenti per ottenere risultati migliori.

Per valutare le performances si utilizzano frequentemente i rapporti e le metriche.

Le metriche più importanti di Adwords

Impressioni. Le impressioni mostrano la frequenza con cui il tuo annuncio è stato mostrato su una pagina dei risultati di ricerca o sul sito della Rete Google.

CTR: quanti clic ha ricevuto il tuo annuncio. La percentuale di clic (CTR) indica la percentuale di persone che ha visto il tuo annuncio e fatto clic su di esso.

Conversioni: Le conversioni mostrano quante persone hanno fatto clic sul tuo annuncio nel tuo sito e hanno fatto qualcosa che per te ha valore, ad esempio effettuare un acquisto, inscriversi ad una newsletter, telefonare o eseguire download.

CPA: Costo per acquisizione o costo per conversione che indica quanto costa la conversione di ogni annuncio.

Tasso di conversione: Il tasso di conversione mostra quante conversioni sul tuo sito sono il risultato di un clic sull’annuncio. Esempio: 50 conversioni da 1.000 clic, 50 ÷ 1000 = 5 percento tasso di conversione.

Ritorno sull’investimento (ROI): ci dice quanto è efficace la tua spesa pubblicitaria mostrandoti quanto ti restituisce.

Come si calcola il ROI? Il ROI viene calcolato con questa formula: (Profitto – Costo) / Costo.
Esempio: se il tuo annuncio ha generato € 1,200 di vendite per un prodotto che costa € 600 e il costo pubblicitario è stato di € 200, il ROI è [€ 1,200 (€ 600 + € 200)] / (€ 600 + € 200) = 50% ROI.

Ritorno sulla spesa pubblicitaria (ROAS): permette di esaminare esclusivamente l’efficacia dei propri annunci. Il ROAS è una misura dell’efficacia di un annuncio che non contiene aspetti come il costo delle merci o altri costi del attività commerciale.

Facciamo un esempio concreto: stiamo portando avanti una campagna per un sito di ecommerce che vende discretamente bene. L’obiettivo posto dal capo è di capire se si può vendere di più a parità di budget investito e di stagionalità. Ecco che ci vengono incontro le metriche di adwords. Potremmo, restando nell’esempio, raccogliere in un report i dati di frequenza di clic che hanno generato vendite e percentuale rispetto a quelli che non ne hanno generato.
Si tratta dunque di estrapolare per ogni annuncio, o per ogni parola chiave in gioco, il tasso di conversione.

Come misurare il rendimento di una campagna

Ci sono degli indicatori chiave di performances che vanno monitorati almeno settimanalmente. Oltre al quadro generale della campagna che si fa anche semplicemente osservando la Panoramica di Adwords, bisogna poi approfondire cliccando sulle seguenti schermate:

Campagna: per vedere il rendimento complessivo delle campagne
Gruppi di annunci: per vedere e capire quanto i singoli annunci stanno effettivamente promuovendo il prodotto o il brand, quante impressioni ottengono, quanti click ecc.
Il rapporto sui termini di ricerca per comprendere quali query hanno digitato gli utenti su Google prima di atterrare tramite l’annuncio sul sito di destinazione. Tramite questo rapporto è possibile anche immediatamente rendersi conto se ci sono nuove parole chiave che stanno generando più click e aggiungerlo così nell’elenco generale delle parole chiavi o, viceversa, escludere il termine mediante il tool parola chiave inversa.
User location: sapere dove risiedono gli utenti è utile per indirizzare a quella determinata area una certa campagna in modo più efficace.
Geolocalizzazione: sapere da dove gli utenti hanno manifestato interesse è ugualmente utile.
Esperienza della pagina di destinazione: per migliorare la propria landing page nel caso mostra un punteggio basso
Confronto tra visitatori da organico e da adwords: è importante per capire come i clienti cercano un prodotto o servizio e puntare su nuove parole chiave.
Il flusso di conversione: una volta attivate le conversioni si possono studiare i flussi, il percorso che gli utenti fanno per convertire, clic e fattori vari lungo il percorso.

Lo scopo di una pagina web

scopo di una pagina web
scopo di una pagina web

Aver chiara la visione dello scopo delle proprie pagine web prima di realizzarle aiuta la comunicazione on line ad essere più efficace ed il sito a posizionarsi meglio.

Il sito web e le singole pagine in cui può diramarsi, sono strumenti, nient’altro. Come vengono usati questi strumenti può essere determinante per il successo o l’insuccesso di una comunicazione su internet.

Pagine web di qualità: 4 consigli utili per la Seo

pagine web di qualità
pagine web di qualità

Il contenuto nelle pagine web di qualità ha un peso importante ai fini dell’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Quando ad una determinata query di ricerca Google (o altri motori) mostrano la pagina di risultati (Serp), possiamo vedere che gli stessi mostrano risultati pertinenti.

Risultati pertinenti sono quelli che contengono l’informazione richiesta  dall’utente che cerca la stessa su Google per soddisfare il bisogno di conoscenza.

Un motore di ricerca che funziona bene è quello che mette nel minor tempo possibile a disposizione dell’utente l’informazione richiesta, informazione che si trova proprio nel contenuto delle pagine posizionate.

Si parla di rilevanza del contenuto e della sua pertinenza con la richiesta di informazione.

Per ottenere il posizionamento sui motori di ricerca, il consulente SEO sa bene che è necessario creare pagine web di qualità.

Per creare pagine web di qualità e rendere dunque il contenuto rilevante agli occhi del motore di ricerca è importare fare queste quattro importanti valutazioni:

1.Il contenuto offre pienamente l’informazione a chi la chiede digitando determinate parole chiave?

Provate a immaginare come gli utenti cercano l’informazione che intendete offrire.

Provate a simulare una ricerca su Google nel cui risultato in serp vorreste trovare il vostro contenuto.

Infine provate a domandarvi quale contenuto potrebbe pienamente soddisfare le vostre aspettative.

2.Il contenuto è fruibile su ogni dispositivo?

Gli utenti cercheranno il vostro contenuto sia dal PC di casa ma anche da altri devices come ad esempio uno smartphone o un tablet.

E’ necessario dunque che il vostro contenuto sia formattato in modo da essere pienamente fruibile su tutti i dispositivi dove potrebbe essere letto, soprattutto i mobile.

3.La pagina web si carica in modo veloce?

Un utente che chiede soddisfazione alla propria domanda di informazione non è disposto ad aspettare tanto per poterla soddisfare.

E’ importante dunque che la pagina web con il vostro contenuto si carichi velocemente.

Il rischio è che anche ben posizionati, l’utente andrà a soddisfare la sua richiesta nella pagina web mostrata dal risultato successivo.

4.Il contenuto è accessibile a tutti?

Non dobbiamo sottovalutare il fatto che molti utenti possono avere problemi di diverso tipo, come ad esempio visivi o uditivi.

L’accessibilità di un contenuto è un fattore da tenere sempre in considerazione.

Pertanto è bene testarne la fruibilità anche ad esempio con dispositivi di lettura vocale dello schermo.

Mvoip. Realizzato il restyling del sito web

mvoip
mvoip

E’ stato pubblicato il nuovo sito di Mvoip, sito istituzionale della Emmeti srl di Melzo (Milano), azienda specializzata in telefonia aziendale su voip, centralini aziendali e assistenza dedicata.

Il vecchio sito Mvoip
Il vecchio sito Mvoip

Nel caso specifico è stato operato un totale restyling del sito web sia grafico che funzionale.

Dal punto di vista grafico è stata rispettata la volontà del cliente di mantenere la stessa struttura del layout con la slide in header.

Dal punto di vista funzionale sono state aggiunte azioni nella slide in header, aggiunti contatti in alto sempre in vista, aggiunta una call in action in home page.

La home page continua con un duplice focus su “chi siamo” e sull'”assistenza dedicata”, vero fiore all’occhiello dell’azienda.

Si focalizzano poi i servizi e i prodotti di maggior rilievo.

La pagina si conclude con i contatti, e il richiamo alla pagina social su Facebook.

Il nuovo sito Mvoip
Il nuovo sito Mvoip

Strategia sul budget AdWords

budget adwords
budget adwords

Il budget AdWords è l’investimento in danaro che si intende attraverso strumento Google per raggiungere diversi obiettivi di business tra i quali:  aumentare la propria brand awareness, invitare utenti a visitare il proprio sito web o permette loro di fare azioni come acquistare prodotti on line.

Di per sé non è la soluzione a tutte le nostre pretese di vendita on line o di visibilità.

Spesso si commette l’errore di considerare AdWords come la soluzione per vendere on line. Grave errore!. Così si rischia di rimanere scottati e non avere più fiducia di questo valido strumento.

E’ bene chiarire che AdWords è solo uno strumento. Permette di mettere in contatto aziende con potenziali clienti. Nulla di più.

Come tutti gli strumenti può essere usato bene o male. Nel primo caso si hanno risultati. Nel secondo caso si rischia di buttare via soldi.

Se vuoi approfondisci qui cos’è Google AdWords e come funziona.

Tra le priorità di un consulente AdWords si annovera quella di tenere sempre chiari gli obiettivi che si vogliono perseguire con l’utilizzo di AdWords e allineare il budget che il cliente spende proprio con gli obiettivi.

Gli obiettivi

Come più volte scritto nei post precedenti gli obiettivi possono essere molteplici:
acquisire più click verso il sito, generare vendite on line, generare consapevolezza del proprio brand ecc.

Quale strategia?

Facciamo un esempio:

Il cliente ha una piccola impresa e vorrebbe iniziare a pubblicizzarsi mediante AdWords.
Cosa consigliamo al cliente?

“Facciamo un test: inizia a spendere un euro al giorno e vediamo che succede? Se arrivano visite allora aumentiamo il budget.” Impostazione sbagliata sia sotto il profilo logico che metodologico: un investimento, anche di poche euro non lo si investe “alla cieca” e il consulente che permetterebbe una cosa del genere non sarebbe professionale. Inoltre è difficile che arrivino risultati.

“Spendi poco all’inizio ma dopo un paio di settimane dirotta un budget maggiore sulle aree che portano maggiori risultati”: Questa è una strategia giusta. Spendere poco (non certo un euro al giorno) permette di fare un test non costoso, ma soprattutto di valutare attraverso la lettura dei dati in quale area investire di più.

“Spendi molto all’inizio e dopo un paio di settimane diminuisci il budget nelle aree meno produttive”. E’ una strategia sbagliata in quanto troppo aggressiva e pericolosa in termini di dispersione di danaro.

Quanto spendere in AdWords?

La domanda giusta è “come calcolare il budget giornaliero?”. Il budget mensile che il cliente può investire in una campagna AdWords va vista con riferimento ad ogni giorno di campagna. Terminato il budget giornaliero gli annunci non sono più visibili fino al giorno successivo.

E allora…

Come calcoliamo il budget giornaliero?

Se si è abituati a lavorare su budget mensili non serve altro che dividerlo per 30,4, cioè il numero medio di giorni al mese. Otterremo così il budget giornaliero.
Per esempio: se il cliente vuole investire 1450 euro al mese per la pubblicità, è sufficiente dividere questo importo per 30,4 e otteniamo un budget giornaliero di 48 euro.

Attenzione: potrebbe accadere che AdWords in un certo giorno potrebbe produrre fino al 20% di clic in più di un giorno di budget specificato con relativo aggravio dello stesso. Si tratta di un fenomeno comunque circoscritto ai singoli giorni. Su base mensile, infatti, il budget totale utilizzato da Google è effettivamente quello a lui destinato (cioè il budget quotidiano moltiplicato 30.4).

Si può calcolare il budget quotidiano sulla base del costo medio in click.
Per fare un esempio concreto: scopriamo che il costo medio di un click è 10 centesimi, e il cliente desidera avere 500 click al giorno, impostiamo un budget di 50 euro.

AdWords stesso potrebbe raccomandare di modificare il budget. Può accadere in corso di campagna che AdWords consigli aumenti di budget in base ad alcuni specifici segnali come le prestazioni recenti della campagna, il budget della campagna corrente, l’elenco delle parole chiave e le impostazioni di targeting per campagne.
Si tratta semplicemente di raccomandazioni che il cliente può seguire o meno.

Ecco dunque la strategia sul budget adwords

La regola generale dunque è iniziare con budget minimi e aumentare poi nel tempo investendo di più sulle aree che portano maggiori guadagni.

A seconda degli obiettivi che si vogliono raggiungere si possono avere diverse dinamiche di conversione:

Brand awareness: si intende far conoscere l’azienda e quello che fa. Far crescere la consapevolezza dell’azienda richiede senz’altro un budget maggiore rispetto alle conversioni che si possono realizzare e alla quantità di persone che è necessario raggiungere.

Incoraggiare a navigare il sito: è consigliato agire con budget medio grandi per fare entrare inizialmente più persone possibili nel sito web.

Incoraggiare le azioni: Incoraggiando l’utente a fare qualcosa si accorcia la catena acquisizione-conversione e si possono ottenere maggiori risultati con budget minore.

Disavow file, quando inviarlo?

disavow file
disavow file

Una delle domande che un consulente SEO si pone già in fase di prima strategia è se e quando compilare il disavow file.

Cos’è il disavow file

Il disavow file è un file di testo (che deve avere l’estensione .txt e deve essere codificato in UTF-8 o ASCII a 7 bit) dove si inseriscono dei domini di scarsa qualità che linkano al sito web di cui si ci occupa. Tale file si invia a Google con una determinata procedura. Una volta che Google ha acquisito l’elenco dei file (in teoria) non dovrebbe più considerarli come segnali per la qualità dei backlinks del sito web.

Il SEO solitamente sceglie di compilare e inviare questo file quando si ritiene che il sito web di cui ci si occupa sia compromesso da links di scarsa qualità di cui non si ha il controllo.

Mediante il disavow file si chiede a Google di non tenerli in considerazione durante la valutazione del sito web.

Inoltre Google ricorda che “Dovresti comunque fare il possibile per ripulire i link non naturali che rimandano al tuo sito. Rifiutarli non è sufficiente.”

Quando usarlo?

E’ una domanda che molti professionisti si pongono. Alcuni ritengono che vada usato non appena un backlinks venga considerato tossico. Altri, invece, ritengono che non vada mai usato.

Gary Illyes di Google dal palco di PubCon tenutosi a Las Vegas questa settimana ha detto che  “se non si è in presenza di un’azione manuale allora non c’è bisogno di presentare un disavow file”.

Insomma, con Penguin 4.0 non ci sarebbe alcuna ragione algoritmica per utilizzare il file di disapprovazione a meno che non vi sia un’azione manuale in corso (rilevabile da search console).

WordPress: come aggiungere un widget in una pagina o in un articolo

widget in una pagina
widget in una pagina

Ci troviamo oggi ad affrontare e a suggerire una soluzione per una delle problematiche tipiche in cui si potrebbe trovare un web designer che realizza un sito con WordPress: inserire un widget direttamente all’interno di un articolo o di una pagina.

Può essere infatti necessario che un certo widget operi esclusivamente in una certa pagina.

Per questa operazione ci vengono incontro gli shortcodes generati dal plugin amr shortcode any widget.

Come fare?

Per prima cosa installate il plugin amr shortcode any widget (potete scaricarlo da qui).

Attivando il plugin nella sezione widget di WordPress vi apparirà una nuova zona chiamata Widgets for Shortcodes. 

Inserite in questa zona il widget che volete aggiungere alla pagina, personalizzatene eventualmente le impostazioni e poi cliccate su “Salva”.

In calce al widget salvato apparirà magicamente il shortcode da copiare e incollare nell’articolo o nella pagina desiderata.

Facciamo un test passo passo

Ecco un esempio concreto di come faccio ad inserire un certo widget proprio sotto questo articolo.

Per prima cosa installo il plugin amr shortcode any widget tramite la funzione aggiungi plugin di WordPress.

Una volta attivato vedrò apparire la nuova zona nella sezione “Widget” come nella figura di seguito:

nuova zona widget
nuova zona widget

Diciamo che voglio inserire all’interno di questo articolo la situazione meteo di Roma. Ho ovviamente un plugin meteo installato che mi permette di aggiungere widget.

Inserisco il widget relativo all’interno della nuova zona, ne personalizzo eventualmente le impostazioni e poi clicco su “Salva“.

Apparirà dunque lo shortcode da utilizzare nella pagina o nell’articolo.

shortcode da utilizzare
shortcode da utilizzare

Inserite lo shortcode all’interno della pagina o dell’articolo con il formato proposto ed ecco in widget in azione.

Situazione Meteo a Roma

Roma
cielo sereno
2.8 ° C
5 °
1 °
59%
2.1kmh
0%
ven
12 °
sab
10 °
dom
10 °
lun
10 °
mar
13 °
 

Per altre informazioni e faq sul plugin cliccate qui.

Dopstart al Google Tc Summit 2017 di Dublino

Tc Summit 2017 logo
Tc Summit 2017 logo

Anche quest’anno Dopstart (aka Donato Paolino),attualmente Top Contributor di Google News per le aree IT, ES ed EN, è stato presente al TcSummit, questa volta tenutosi a Dublino.

Insieme a decine di TC dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), ha partecipato a sessioni specifiche di approfondimento sui prodotti Google.

Particolarmente interessante lo spirito comune che è emerso dalla Google Tower presso la
Gordon House di Barrow Street dove ha sede il Google European Headoffice.

Lo spirito di partecipare a qualcosa di speciale e di essere considerati importanti per il proprio contributo da una delle aziende più importanti del mondo.

Non sono mancati momenti di confronto e brainstorming in gruppi di lavoro anche su prodotti nuovi che accompagneranno la nostra vita quotidiana negli anni immediatamente avanti a noi.

Infine indimenticabili sono i noti momenti di convivialità organizzati sapientemente da Big G accompagnati dalla ottima birra scura irlandese.

Di seguito una gallery dell’esperienza Google.